news

Novità dal mondo della ricerca e della clinica oncologica: ultracentenari, crioablazione con RMN, biopsia liquida e immunoterapia

Centenari: scoperta una possibile difesa naturale contro il cancro

Uno studio dell’Università di Osaka, pubblicato recentemente su Cell Reports, ha individuato nei centenari e, soprattutto, nei supercentenari una presenza elevata di particolari linfociti T, chiamati CD4 CTL, capaci di attaccare cellule anomale e, in particolare, quelle tumorali.

La ricerca, guidata dal Dr. Kosuke Hashimoto, ha analizzato 28 persone, scoprendo che queste cellule aumentano intorno ai 100 anni e possono arrivare a rappresentare circa il 18% dei linfociti T negli ultracentenari.

Alcuni recettori delle cellule analizzate risultano inoltre simili a quelli osservati nei linfociti presenti nei tumori, in particolare nel cancro del polmone.

“Anche in età estremamente avanzata il sistema immunitario può continuare ad adattarsi”, ha spiegato il Dr. Hashimoto.

Per i ricercatori, questa particolare risposta potrebbe contribuire alla protezione dalle malattie e alla straordinaria longevità, anche se saranno necessari ulteriori studi per capire come agiscano queste cellule direttamente nei tessuti e nell’ambiente extracellulare.

 

Tumori congelati sotto risonanza magnetica: come funziona la nuova frontiera della crioablazione

Il Liverpool Hospital di Sydney, in Australia, ha introdotto nella pratica clinica la crioablazione oncologica guidata mediante risonanza magnetica.

Il tumore viene raggiunto con sottili sonde e congelato a temperature estreme, mentre le immagini RMN consentono ai chirurghi di controllare il trattamento in tempo reale.

La novità non consiste in una strumentazione capace di “eliminare il cancro” con campi magnetici o onde misteriose, come alcune semplificazioni diffuse sui social potrebbero far pensare.

A distruggere il tessuto tumorale è il freddo prodotto da speciali aghi, posti a diretto contatto con la massa cancerosa.

La risonanza magnetica rappresenta invece gli occhi del medico, permette cioè al chirurgo di individuare, in modo estremamente preciso, la posizione della lesione, dirigere le sonde sul punto da operare e osservare l’espansione dell’area congelata da rimuovere.

 

Il tumore racchiuso in una sfera di ghiaccio

La procedura viene eseguita da un radiologo interventista.

Dopo avere pianificato il percorso più sicuro, il medico introduce attraverso la cute una o più criosonde, sottili aghi collegati ad un sistema che utilizza azoto gassoso ad alta pressione.

La rapida espansione del gas fa precipitare la temperatura sulla punta della sonda. Nel tessuto si forma così una zona ghiacciata, chiamata iceball, visibile con gli strumenti di diagnostica per immagini. Il trattamento alterna una serie di cicli di congelamento e scongelamento fino alla completa eliminazione del corpo tumorale.

Dentro le cellule si producono cristalli di ghiaccio, le membrane vengono danneggiate e la circolazione nei piccoli vasi sanguigni che alimentano il tumore si interrompe. Il risultato è la necrosi del tessuto presente  nell’area trattata.

Il vero vantaggio della guida mediante risonanza magnetica è la possibilità di distinguere con grande precisione la massa tumorale dai muscoli, dai nervi, dai vasi e dagli altri tessuti molli circostanti. L’équipe può seguire l’espansione della sfera di ghiaccio e fermarsi prima che raggiunga strutture delicate da preservare in quanto sane.

 

Per quali tumori può essere utilizzata

Oggigiorno, la tecnica può essere presa in considerazione per tumori di rene, fegato, polmone, ossa e tessuti molli, prostata e mammella, in situazioni accuratamente selezionate dall’équipe medica.

 

Può essere impiegata anche contro alcune metastasi o per controllare il dolore provocato da lesioni ossee.

La Mayo Clinic⁠ di Sydney sottolinea che il trattamento viene utilizzato soprattutto quando la chirurgia non è possibile, quando presenta elevati rischi operatori oppure quando comporterebbe una perdita eccessiva di tessuto sano.

Nel tumore renale di piccole dimensioni, ad esempio, sono disponibili risultati a medio e lungo termine.

 

Uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Radiology, relativo a 307 pazienti con carcinoma renale in stadio T1, sottoposti a crioablazione percutanea guidata da risonanza, documenta come la tecnica sia ormai molto più di un semplice esperimento. Resta tuttavia indispensabile selezionare correttamente dimensioni, posizione e caratteristiche della neoplasia.

 

Tumore del pancreas, la biopsia liquida scova l’87% dei casi iniziali: cosa dice lo studio su Nature

Nello studio internazionale su 1.785 persone, questo test diagnostico  ha riconosciuto l’86,8% degli adenocarcinomi pancreatici in stadio I-II.

 

Risultati promettenti, ma non è ancora uno screening per tutti

 

Che cos’è PANXEON

PANXEON è il test in biopsia liquida presentato in questo articolo, ed è l’acronimo di PANcreatic cancer eXosome Early detectiON.

Il sistema analizza una firma composta da dieci microRNA, piccole molecole capaci di regolare in modo epigenetico l’attività dei geni.

I microRNA possono circolare nel sangue anche all’interno di esosomi, minuscole vescicole rilasciate dalle cellule per poter comunicare tra loro. Quelle tumorali rilasciano in circolo una sorta di impronta molecolare molto prima che la massa diventi clinicamente visibile.

I ricercatori hanno integrato questa firma con il CA19-9, il marcatore ematico già impiegato soprattutto per seguire l’andamento della malattia nei pazienti con diagnosi nota di tumore pancreatico.

Il CA19-9, preso isolatamente, non è però adatto allo screening in quanto può aumentare anche in condizioni benigne, come infiammazioni o ostruzioni delle vie biliari, mentre alcune persone non lo producono in quantità rilevabile neppure in presenza di tumore.

L’idea alla base di PANXEON è dunque utilizzare informazioni biologiche differenti per compensare, almeno in parte, i limiti di ciascun marcatore biochimico.

 

Lo studio in quattro Paesi

Il lavoro è uno studio prospettico, osservazionale e multicentrico, che ha coinvolto 1.785 persone con e senza adenocarcinoma pancreatico, reclutate negli Stati Uniti, in Giappone, Corea del Sud e Cina.

Alla ricerca ha partecipato anche un gruppo italiano dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

La firma dei dieci microRNA ha ottenuto nella coorte di verifica un’area sotto la curva ROC dell’88,6%, misura statistica della capacità di distinguere chi presenta la malattia da chi non ne è affetto. Considerata da sola, ha riconosciuto ben l’83,8% dei tumori iniziali.

Integrando microRNA e CA19-9, PANXEON ha raggiunto una sensibilità dell’86,8% per gli adenocarcinomi in stadio I e II. In altre parole, nelle condizioni dello studio il test ha identificato circa 87 tumori iniziali ogni 100 effettivamente presenti.

Ha inoltre mostrato una limitata reattività nei confronti di altri tumori gastrointestinali, un elemento importante per ridurre il rischio che il segnale venga attribuito erroneamente al pancreas.

 

PANXEON può riconoscere anche lesioni precancerose?

Il test ha fornito un segnale positivo nel 64,3% delle persone con displasia di alto grado all’interno di cisti pancreatiche a rischio. Si tratta di alterazioni non ancora necessariamente invasive, ma con un’elevata probabilità di evoluzione tumorale.

Questo è uno degli aspetti più interessanti dello studio in quanto riconoscere una lesione prima che diventi un tumore invasivo permette un trattamento in una fase potenzialmente curabile.

Anche questo risultato va però considerato preliminare.

Il numero di casi era limitato e sarà necessario verificare se il test riesca davvero a distinguere, ad esempio, le cisti da operare da quelle che possono essere sorvegliate, evitando interventi pancreatici inutili e non privi di rischi collaterali.

 

Così il sistema immunitario può favorire la crescita dei tumori

Il sistema immunitario solitamente combatte i tumori, ma talvolta può anche aiutarli a crescere.

Ciò accade, ad esempio, quando una molecola segnale come l’interferone di tipo II, agisce troppo a lungo alterando la ‘centralina energetica‘ delle cellule immunitarie, che così finiscono per trasformarsi da nemiche ad alleate del tumore.

Lo hanno scoperto i ricercatori del Salk Institute in collaborazione con l’Università della California a San Diego.

I risultati dello studio, pubblicati su Science, potrebbero aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per contrastare la resistenza dei tumori all’immunoterapia.

 

I dettagli dello studio

Quando nell’organismo compare una cellula tumorale, il sistema immunitario entra in azione anche attraverso gli interferoni, proteine ​​di segnalazione pro-infiammatorie che reclutano cellule immunitarie specializzate  – come i linfociti T o B – per distruggere il tumore.

Per capire il loro effetto sulle centrali energetiche delle cellule, ovvero i mitocondri, i ricercatori hanno esposto cellule di melanoma all’interferone di tipo I o di tipo II, per periodi brevi o prolungati.

Mentre l’esposizione acuta non ha provocato cambiamenti significativi nei mitocondri, l’esposizione prolungata ha determinato alterazioni misurabili della loro funzionalità energetica.

Una volta trasferite nei topi, le cellule hanno infatti favorito la crescita tumorale.

Questo accade perché l’interferone di tipo II induce la fuoriuscita di materiale genetico dai mitocondri; la cellula lo riconosce come un elemento estraneo e reagisce producendo interferone di tipo I.

Gli interferoni di tipo I e II agiscono quindi in sinergia per aumentare la sintesi di un lipide biologicamente attivo, la prostaglandina E2.

Bloccando la produzione di questa molecola nelle cellule di melanoma murino, i ricercatori sono riusciti a ripristinare la capacità del sistema immunitario di riconoscere e combattere le cellule tumorali.

Inoltre, bloccare la prostaglandina E2 ha risolto il problema della resistenza all’immunoterapia, eliminando il tumore in ben nove topi su dieci.

 

Articoli su ultracentenari, crioablazione, biopsia liquida e immunoterapia  in oncologia

Frutta e verdura ne fanno vedere di tutti i colori al cancro! – Oncolife

Congelare ed eliminare i tumori con la crioablazione: un successo tutto italiano – Oncolife

Biopsia liquida: da una goccia di sangue grandi speranze per la diagnosi precoce dei tumori – Oncolife

Immunoterapia: preparare il sistema immunitario per attaccare il cancro – Oncolife

 

Fonti

Ultracentenari

https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(26)00806-5 (articolo Università di Osaka)

https://www.fnob.it/2026/09/03/centenari-scoperta-una-possibile-difesa-naturale-contro-il-cancro/

 

Crioablazione

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22136824/  (articolo crioablazione e RMN su Science)

https://www.torrinomedica.it/indicazioni/crioablazione-tumori-risonanza-magnetica-benefici/

https://www.mondosanita.it/news/salute/110246/tumori-congelati-sotto-risonanza-magnetica-come-funziona-la-nuova-frontiera-della-crioablazione.html

 

Biopsia liquida

https://www.nature.com/articles/s41591-026-04625-x (articolo Nature sul test PANXEON)

Xu C. et al. Liquid biopsy for early detection of pancreatic ductal adenocarcinoma. Nature Medicine, 16 settembre 2026 (Studio principale)

Blackford A.L. et al. Pancreatic Cancer Surveillance and Survival of High-Risk Individuals. JAMA Oncology, 2024 (Studio associato)

https://www.mondosanita.it/news/studi-e-ricerca/110248/tumore-del-pancreas-la-biopsia-liquida-scova-l-87-dei-casi-iniziali-cosa-dice-lo-studio-su-nature.html

 

Immunoterapia

https://www.science.org/doi/10.1126/science.aec0002 (articolo su immunoterapia e interferone)

https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/09/24/cosi-il-sistema-immunitario-puo-favorire-la-crescita-dei-tumori_0d416e3e-2a5e-465a-8efd-b6f10b4fa9e9.html

Le immagini pubblicate nel sito sono tratte da Google Image e Pexels.com selezionando esclusivamente quelle per cui è indicato esplicitamente l'assenza di diritti o la solo richiesta di Credit. Per cui riteniamo, in buona fede, che siano di pubblico dominio (nessun contrassegno del copyright) e quindi immediatamente utilizzabili. In caso contrario, sarà sufficiente contattarci all'indirizzo info@novalbit.com perché vengano immediatamente rimossi.