Per la prima volta dopo anni di intensa ricerca di base, uno studio clinico multicentrico mostra un miglioramento nella sopravvivenza globale del tumore dell’ovaio platino-resistente: si tratta di un trial di fase III, i cui dati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale Lancet e presentati, contemporaneamente, al Convegno dell’American Society for Clinical Oncology (ASCO) a Detroit.
I risultati in breve
I risultati dimostrano una migliore efficacia della chemioterapia quando combinata con una molecola sperimentale – chiamata relacorilant – la quale agisce bloccando l’effetto pro-tumorale del cortisolo.
Questo ormone, noto per il suo ruolo nelle reazioni allo stress, è infatti capace di rendere le cellule del tumore più resistenti alla chemioterapia.
La nuova combinazione terapeutica ha portato ad un notevole miglioramento sia nella sopravvivenza libera da progressione che nella sopravvivenza globale, con un aumento di quest’ultima di quasi il 40%. Inoltre, il profilo di sicurezza è comparabile al trattamento con la sola chemioterapia.
Il trial clinico è stato condotto su scala internazionale, coinvolgendo 117 Nosocomi distribuiti in 14 Nazioni.
In Europa è stato coordinato dalla Prof.ssa Domenica Lorusso – oggigiorno Responsabile della Ginecologica Oncologica di Humanitas San Pio X di Rozzano, e docente ordinaria in Humanitas University – mentre, al momento dell’avvio del progetto, era Direttrice UOC Programmazione Ricerca Clinica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.
“Il carcinoma ovarico è uno dei tumori ginecologici più aggressivi e complessi da trattare – dichiara la prof.ssa Domenica Lorusso –. Spesso diagnosticato in stadi avanzati, presenta un’elevata mortalità a causa della sua tendenza a sviluppare resistenza ai trattamenti farmacologici standard, in particolare ai farmaci a base di platino. Per questo motivo i risultati dello studio sono altamente significativi e, quindi, potrebbero portare ad un cambiamento nelle linee guida per il trattamento di questa complessa patologia oncologica.
Un risultato possibile grazie alla collaborazione tra Istituzione accademica, Industria, Ospedali di eccellenza e Associazioni di pazienti”.
Il ruolo biochimico dei recettori dello stress
Il farmaco sperimentale è progettato per contrastare uno dei principali meccanismi di resistenza del carcinoma ovarico ai trattamenti chemioterapici: l’iperattività dei recettori dei glucocorticoidi (GR).
Il cortisolo, noto anche come “ormone dello stress”, regola numerosi processi fisiologici, inclusi l’iperattività e il metabolismo, ma svolge anche un ruolo cruciale nella progressione del cancro, stimolando i recettori dei glucocorticoidi presenti sulla membrana plasmatica delle cellule tumorali. Questi recettori promuovono la sopravvivenza delle cellule, riducendo il tasso di apoptosi – processo naturale di invecchiamento e morte cellulare – e rendendole più resistenti alla chemioterapia.
Non a caso, nelle pazienti con tumore ovarico, alti livelli di cortisolo sono associati a prognosi particolarmente sfavorevoli.
La nuova molecola appartiene ad una classe di composti chiamati “antagonisti selettivi del recettore dei glucocorticoidi”, i quali agiscono interferendo con questo meccanismo biochimico e rendono così le cellule cancerose sensibili all’azione del chemioterapico somministrato.
Lo studio clinico in dettaglio
Lo studio ha coinvolto 381 donne affette da questa patologia oncologica. Le partecipanti erano già state sottoposte a più linee di trattamento senza successo, incluso l’anticorpo monoclonale bevacizumab, un farmaco comunemente utilizzato per gestire questa malattia, il quale agisce ostacolando la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore.
Le pazienti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha ricevuto una combinazione di relacorilant, un antagonista selettivo del recettore dei glucocorticoidi di ultima generazione, insieme a nab-paclitaxel, un agente chemioterapico; il secondo gruppo, di contrasto, ha ricevuto solo nab-paclitaxel.
L’obiettivo principale del trial clinico era valutare se l’aggiunta di relacorilant potesse rallentare la progressione della malattia e migliorare la sopravvivenza complessiva.
I risultati sono stati molto promettenti: le pazienti trattate con la combinazione di relacorilant e nab-paclitaxel hanno mostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza senza progressione della malattia, che è arrivata a 6,5 mesi rispetto ai 5,5 delle pazienti che hanno ricevuto solo nab-paclitaxel.
Ancor più rilevante è stato l’aumento della sopravvivenza globale: le pazienti trattate con la terapia combinata hanno raggiunto una sopravvivenza media di 16 mesi, contro gli 11,5 mesi del gruppo di controllo, un aumento clinicamente decisamente significativo.
Un aspetto altrettanto importante emerso dallo studio è stato la buona tollerabilità del trattamento combinato: gli effetti collaterali registrati sono risultati simili tra i due gruppi, confermando la sicurezza di questa nuova strategia terapeutica.
Articoli sul tumore all’ovaio
Tumore dell’ovaio. Ora ha meno segreti e più possibilità di terapie efficaci. – Oncolife
https://www.oncolife.it/novita-dalla-ricerca/tumore-dellovaio-ora-meno-segreti/
Un naso elettronico per la diagnosi del tumore alle ovaie – Oncolife
Da una goccia di sangue la diagnosi precoce di cancro ovarico – Oncolife
Fonti
https://www.hunimed.eu/it/news/tumore-ovaio-nuove-prospettive-cura-controllo-ormone-stress/
https://www.agi.it/salute/news/2025-06-04/farmaco-tumore-ovaio-blocca-ormone-stress-31709912/
