Con la collaborazione della psicopedagogista D.ssa Gaia Halyna Maletska
La Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – INT – si posiziona con la sua Pancreas Unit tra le realtà più attive in Italia nel contrastare una delle neoplasie più complesse.
Lo hanno ricordato i clinici e i ricercatori dell’INT in occasione della Giornata mondiale del tumore al pancreas svoltasi lo scorso 20 novembre.
“È importante avere presente – sottolinea il Dr. Vincenzo Mazzaferro, Coordinatore della Pancreas Unit di INT – che ogni procedura eseguita su pazienti portatori di tumore al pancreas è a rischio e che la riduzione di tale rischio dipende sia dalle caratteristiche dei pazienti che da quelle del tumore, ma ancor di più dal Centro di cura a cui ci si affida”.
Le Pancreas Unit in Lombardia: una sfida che richiede Centri ad alta specializzazione
“Per questo motivo – prosegue il Dr. Mazzaferro – la Regione Lombardia si è fatta apripista nell’individuare i Centri di riferimento per il trattamento di questa neoplasia: 11 strutture identificate come Pancreas Unit Hub tra le quali figura anche l’Istituto dei Tumori di Milano. Un numero limitato di Pancreas Unit sul territorio regionale, Centri specializzati dove le varie terapie oggi disponibili – farmacologiche, interventistiche, chirurgiche, endoscopiche, radioterapiche e di supporto – possano esser erogate al meglio”.
In questi ambiti sono garantiti elevati volumi di lavoro e un’adeguata esperienza degli operatori, fattori determinanti per gli esiti delle terapie.
“Alla componente clinica di cura dei pazienti affetti da questo tumore, la Pancreas Unit di INT affianca inoltre linee di ricerca innovative che molto puntano sull’affinamento delle capacità di prevedere le evoluzioni dei vari stadi in cui il tumore si presenta, modificandole con terapie sia convenzionali che sperimentali”.
Questo rappresenta un grande successo per i pazienti: le Pancreas Unit si occupano della prevenzione e della gestione delle neoplasie pancreatiche, offrendo un percorso diagnostico e terapeutico standardizzato, con tecnologie adeguate e personale esperto che garantisce il miglioramento delle cure e della qualità di vita dei pazienti stessi.
Nuovi farmaci antitumorali grazie all’IA e alla genetica
“Il tumore del pancreas resta la neoplasia a prognosi più severa tra i tumori gastrointestinali”, spiega il Dr. Filippo Pietrantonio, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Gastrointestinale dell’INT.
“Per anni la chemioterapia è stata l’unica opzione terapeutica disponibile, ma oggi la ricerca sta aprendo nuove strade: l’intelligenza artificiale e la genetica ci stanno consentendo di sviluppare farmaci mirati contro mutazioni specifiche, ad esempio, del gene Ras, responsabile di oltre il 90% dei casi di tumore pancreatico.”
I risultati preliminari delle sperimentazioni in corso sono incoraggianti, ma è importante mantenere prudenza e rigore scientifico: “Solo i dati delle prossimi trial clinici ci diranno se siamo davvero di fronte ad un netto cambio di paradigma”.
Questa linea di ricerca innovativa rappresenta, infatti, un potenziale punto di svolta per una patologia che, sino ad oggi, ha mostrato una resistenza notevole alle terapie convenzionali.
Chirurgia e ricerca: dal paziente al laboratorio e ritorno
“I pazienti operabili sono quelli a miglior prognosi, ma raramente la sola chirurgia di asportazione del tumore, spesso complessa, permette la guarigione – evidenzia il Dr. Vincenzo Mazzaferro, che è anche Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Oncologica 1.
In una ricerca recente, sviluppata con numerose strutture cliniche e sperimentali dell’Istituto dei Tumori, i ricercatori stanno osservando come la ri-programmazione dell’immunità locale influenzi positivamente il controllo di questa neoplasia. Ma c’è di più: si stanno sviluppando modelli di laboratorio direttamente allestiti con le cellule tumorali rimosse dai pazienti stessi. Questi modelli possono permettere la creazione di aggregati tumorali coltivati in vitro – i cosiddetti organoidi – su cui successivamente verificare l’efficacia di terapie farmacologiche, radioterapiche e immunologiche potenzialmente applicabili nei pazienti.
“Condizioni di questo tipo aprono a un lavoro sanitario totalmente nuovo, con capacità previsionali impensabili nel passato più recente”, afferma il Dr. Mazzaferro, “le quali, crediamo, possano produrre presto i primi risultati tangibili sui pazienti”.
Si tratta di un approccio innovativo di medicina personalizzata che permette di testare diverse opzioni terapeutiche su tessuto tumorale del singolo paziente, prima di applicarle clinicamente, riducendo così il rischio di trattamenti inefficaci e i relativi effetti collaterali.
La formazione del personale e Il valore della rete con i pazienti: un lavoro di squadra che fa la differenza
Oltre all’area clinica e sperimentale, l’Istituto Nazionale dei Tumori investe risorse nella formazione, nella gestione dei dati clinici e nella creazione di reti di ricerca, con data managers e biostatistici dedicati alla massima integrazione multidisciplinare di ogni aspetto riguardante le persone affette dal tumore al pancreas.
La Pancreas Unit di INT è, infatti, formata da chirurghi, oncologi, endoscopisti, radioterapisti, nutrizionisti, patologi, immunologi, ricercatori e palliativisti i quali lavorano in stretta sinergia e in costante dialogo con Prometeo ODV, un’Associazione fondata da ex-pazienti dell’Istituto e dai loro familiari. Questa collaborazione garantisce informazioni corrette, continuità assistenziale e copertura dei bisogni sociali lungo tutto il percorso di cura.
Il coinvolgimento diretto di chi ha vissuto l’esperienza della malattia permette di comprendere meglio i bisogni reali dei pazienti e delle loro famiglie, andando oltre gli aspetti strettamente clinici per abbracciare le dimensioni psicologiche, sociali e pratiche della convivenza con la malattia oncologica.
Dalla ricerca alla speranza
“La speranza nasce proprio da un costante e coordinato lavoro di squadra”, prosegue il Dr. Filippo Pietrantonio. “Solo grazie all’integrazione tra ricerca e assistenza possiamo trasformare una patologia oggi difficile da curare in una sfida progressivamente affrontabile in modo sempre più efficace”.
La Pancreas Unit di INT rappresenta un esempio di come la ricerca clinica, quando supportata da adeguati volumi di casistica, esperienza multidisciplinare e innovazione tecnologica, possa fare la differenza nella lotta contro tumori particolarmente aggressivi. L’approccio integrato che combina chirurgia avanzata, terapie innovative, intelligenza artificiale, modelli di laboratorio personalizzati e supporto multidisciplinare sta tracciando la strada per un futuro in cui il tumore del pancreas potrebbe non essere più sinonimo di prognosi infausta.
La Giornata Mondiale del 20 novembre è stata quindi un’occasione per ricordare l’importanza di sostenere la ricerca in questo campo e per garantire che tutti i pazienti possano accedere a Centri specializzati ad alto volume, dove l’esperienza e la multidisciplinarietà fanno davvero, in positivo, la differenza.
Il pensiero coinvolgente della nostra psicopedagogista Gaia Maletska
Leggere questo articolo è stato come entrare nel cuore della ricerca, delle cure e delle persone che ogni giorno rendono possibile trasformare la speranza in realtà. E mentre fuori tutto sembra correre, in quel centro di Milano, continuamente qualcuno scrive storie che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate quasi impossibili.
Quando un paese investe davvero nella collaborazione, nella ricerca e nelle persone, anche una delle malattie più temute può iniziare a perdere terreno.
È un messaggio che dà valore, che dà respiro, che dà futuro.
E questo futuro, oggi, sta prendendo forma all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Lì, nella Pancreas Unit, succede qualcosa che va oltre la medicina: non si cura solo un organo, si protegge una vita intera.
Si lavora con una dedizione che si percepisce anche solo osservando: mani sicure, sguardi concentrati, decisioni difficili che diventano possibilità nuove. È un luogo in cui le competenze si aggiungono e si intrecciano. Chirurghi, oncologi, endoscopisti, genetisti, nutrizionisti, psicologi, ricercatori … tutti diversi, tutti indispensabili, tutti parte della stessa battaglia.
E poi ci sono loro: gli ex pazienti e le famiglie.
Persone che hanno attraversato la tempesta e scelgono di tornare indietro per chi oggi sta iniziando lo stesso cammino. Non per dire “andrà tutto bene” — nessuno può farlo — ma per offrire qualcosa di ancora più prezioso, una frase che, davanti ad una diagnosi così pesante, vale quanto una medicina:
“Non sarai solo”
È un gesto che incide quanto una terapia. Una presenza che scalda, sostiene, orienta. Una cura nella cura.
All’interno della Pancreas Unit ogni ruolo diventa uno strumento, e insieme creano un ritmo unico: una mente che pensa all’unisono, un cuore che batte per la stessa causa. Qui nessuno lavora da solo. Nessuno è un dettaglio.
Forse il vero progresso sta proprio in questo: nel conoscere meglio il tumore e nel disporre di tecnologie avanzate, sì, ma soprattutto nell’aver costruito un modo diverso di affrontarlo. Più umano. Più coraggioso. Più condiviso.
E al centro di tutto — delle paure, della scienza, dei tentativi, delle speranze — c’è sempre lei: una vita che chiede una possibilità.
Ed è straordinario vedere che oggi, passo dopo passo, questa possibilità sta diventando sempre più reale.
Articoli su diagnosi e terapia del tumore al pancreas
La diagnosi precoce è cruciale per migliorare la prognosi del tumore al pancreas – Oncolife
https://www.oncolife.it/in-prima-linea/la-diagnosi-precoce-tumore-al-pancreas/
Politecnico di Torino: bioingegneria contro il tumore al pancreas – Oncolife
Affamare il cancro del pancreas per uccidere le cellule tumorali – Oncolife
Fonti
https://www.milanotoday.it/salute/cancro-pancreas-unit-istituto-nazionale-tumori.html
https://www.humanitas.it/news/tumore-al-pancreas-humanitas-e-centro-di-riferimento/
