La ferritina è quella proteina che custodisce il ferro di cui hanno bisogno le nostre cellule. In pratica è una piccola gabbia di 24 nanometri formata da 24 piccoli polipeptidi identici, i quali si tengono uniti mediante robusti legami intramolecolari.
Se l’emoglobina è vista come quella proteina ematica che trasporta, grazie ad un insieme di ioni Fe2+/3+, l’ossigeno a tutte le cellule, allora possiamo dire che la ferritina è la sua dispensa biochimica.
Un gruppo di ricercatori del CNR di Roma ha pensato allora di svuotarla degli ioni ferro, sostituendoli con molecole di un farmaco chemioterapico e, al contempo, inserirvi un lucchetto biologico che, solo in presenza di un enzima specifico, si potesse sbloccare. E questo enzima è abbondante nelle cellule tumorali mentre scarseggia nei tessuti sani.
In questi giorni, dopo 11 anni dal primo brevetto e grazie ad approfonditi studi su modelli animali, la tecnica terapeutica viene applicata su una trentina di pazienti oncologici del Policlinico Gemelli.
Lo studio
Lo studio NANOFER-THE-0504 (NCT07646106), condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, sta arruolando fino a 30 adulti con malattie localmente avanzate non resecabili, in cinque diversi tipi di tumore: carcinoma polmonare a piccole cellule, carcinoma colorettale, adenocarcinoma pancreatico, tumore gastrico e carcinoma mammario triplo negativo.
Tutti i partecipanti devono aver esaurito le opzioni di trattamento approvate dall’EMA, posizionando questo come uno studio di salvataggio.
Il chemioterapico THE-0504 viene somministrato per via endovenosa nei giorni 1 e 8 di un ciclo di 21 giorni, con aumento della dose intra-paziente consentita secondo il protocollo internazionale.
Gli endpoint primari sono la determinazione della dose massima tollerata e della dose raccomandata di Fase II mentre gli endpoint secondari includono il tasso di risposta oggettiva e la sopravvivenza senza progressione secondo RECIST 1.1, valutati fino a 36 mesi. Il completamento della fase I è previsto entro maggio 2027.
La ferritina come grimaldello
Il bersaglio si chiama CD71, ovvero il recettore della transferrina ematica. È quello che le cellule usano per assorbire ferro, e i tumori ne hanno una fame sproporzionata, esprimendolo in quantità nettamente superiori rispetto ai tessuti sani. Sembrerebbe un bersaglio perfetto, e in effetti lo è, da almeno 15 anni, nella mente degli oncologi. C’è un problema, però: CD71 non è presente solo nelle cellule tumorali bensì anche all’interno di tutte le cellule sane che si moltiplicano frequentemente, da quelle del midollo osseo a quelle dell’epitelio intestinale.
L’idea geniale di Thena Biotech, l’azienda di Latina nata con l’acquisizione dei brevetti del CNR – inventori il Dr. Pierpaolo Ceci e la D.ssa Elisabetta Falvo -, è stata quella di costruire una nanogabbia di ferritina mascherata da un guscio polipeptidico che si stacca solo quando gli enzimi litici tumorali lo recidono.
Finché viaggia nel sangue è inerte ma, una volta che entra in contatto col microambiente tumorale si attiva, entrando nel citoplasma cellulare e lì rilasciando il potente chemioterapico.
Il farmaco utilizzato è Genz-644282, un inibitore della topoisomerasi I, sviluppato a suo tempo dall’azienda Genzyme ma mai reso disponibile sul mercato perché eccessivamente tossico in libera circolazione ematica.
“La definizione delle interazioni tra la ferritina e il suo recettore è un grande passo in avanti: infatti, il recettore per questa proteina è molto abbondante proprio nelle cellule tumorali. Questa osservazione permetterà quindi di veicolare i farmaci chemioterapici selettivamente sulle cellule tumorali che espongono il recettore specifico, risparmiando completamente quelle sane. Queste ricerche hanno l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di un sistema di rilascio dei farmaci con maggiore selettività e minore tossicità”, afferma il Dr. Ceci del Policlinico Gemelli.
“Questo importante risultato permetterà di disegnare farmaci di precisione contro infezioni virali, oltre che nuovi nanovettori di farmaci per la terapia del cancro, dimostrando l’importanza dell’impegno del CNR a sviluppare nel nostro Paese questa metodica d’avanguardia”, conclude orgogliosamente la D.ssa Faivo.
Articoli su alcune proteine antitumorali
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Fonti
https://www.mdpi.com/1999-4923/12/10/992 (articolo ferritina antitumorale)
