In prima linea

Ogni Madre è Vita: Lottiamo Insieme contro i tumori femminili

Con la preziosa collaborazione della psicopedagogista D.ssa Gaia Halyna Maletska


In occasione della Festa della Mamma, celebriamo la dolcezza e la forza delle madri, ma anche il coraggio silenzioso con cui molte di loro affrontano una delle battaglie più difficili: quella contro i tumori. 

Parlare di cancro non è mai facile, ma è necessario. Perché dietro ogni diagnosi c’è una donna, una madre, una figlia, una storia che merita di essere ascoltata e supportata.

Ogni anno, migliaia di donne ricevono una diagnosi di tumore. 

I più comuni? Il carcinoma della mammella, il tumore all’utero, all’ovaio e, in misura minore, quello al collo dell’utero

Ognuno di questi colpisce il corpo, ma anche l’identità e la vita sociale della donna.


La scienza non si ferma mai


Negli ultimi anni, la ricerca ha compiuto passi da gigante sia nel settore della prevenzione/ diagnostica che della terapia oncologica.

Esami diagnostici innovativi: biopsia liquida, biomarcatori tumorali ad alta specificità, test molecolari genetici/epigenetici e device elettromagnetici atossici e non invasivi.

Terapie sempre più mirate: cure ormonali, immunoterapie, chirurgia mini-invasiva, genetica oncologica, farmaci epigenetici e integratori che migliorano il performance status. La medicina personalizzata è il futuro, e per molte donne è già il presente.

L’Intelligenza Artificiale, la biologia molecolare, lo studio del microbioma: ogni giorno nuovi orizzonti si aprono, spinti dalla determinazione di medici, ricercatori e pazienti che non accettano di arrendersi, che non smettono mai di credere nella possibilità di guarire.

Ecco alcune testimonianze di Donne Coraggio che hanno affrontato a viso aperto e vinto il cancro.

La storia di Roberta e di mamma Carla: la ricerca è la nostra salvezza

Avevo 22 anni ed ero serena. Per l’abitudine di mia mamma di voler sottoporre me e mio fratello alle analisi, avevo notato un valore del sangue un po’ anomalo. Da lì un’ecografia addome-pelvica e poi una lastra al torace, da cui ci siamo accorti che c’era una massa tra i polmoni. 

Quando siamo andati dalla dottoressa per il referto, sentivo mia mamma che piangeva dentro la stanza. Avevo capito che si trattava di un tumore: un linfoma di Hodgkin. La prima cosa che ho pensato è stata che mi dispiaceva per la mia famiglia perché avevo bisogno di loro. 

Mia mamma è stata per me un supporto fondamentale. Nel giro di un mese avevo cominciato la chemioterapia. Non ho mai messo parrucche, perché non volevo nascondere la mia malattia: mi coprivo a volte con dei copricapo. Purtroppo, con la malattia, non sono riuscita a tenere strette alcune persone a cui tenevo molto. Mi sono rifugiata nei libri e nella mia famiglia

All’inizio purtroppo non ho risposto molto bene alla chemioterapia e me l’hanno cambiata. Mi avevano comunque avvertito che, prima o poi, avrei dovuto sottopormi a un autotrapianto di midollo. Prima di fare questo, però, la malattia è stata per qualche mese in remissione. Ricordo quando sono tornata a casa che mi avevano festeggiato addirittura con la sorpresa dei fuochi d’artificio. 

Dopo sei mesi dal trapianto ho fatto il primo controllo TAC-PET e mi avevano detto che era tornata la malattia. 

In quell’epoca c’era stata una ricercatrice che era riuscita a trovare una cura per la remissione completa della malattia. Ricordo infatti di essermi sottoposta a terapie innovative che mi hanno salvata. Ho provato sulla mia pelle l’importanza della ricerca: le mie cure erano frutto di studi, sperimentazioni e innovazione. Sono stata seguita a Milano da specialisti di altissimo livello che mi hanno mostrato anche il lato umano di questo settore, fatto da medici empatici, vicini al letto del paziente e non chiusi nei loro laboratori. E ho sperimentato con mano che la ricerca è vita!”.

Sono sempre più numerose le testimonianze di persone che superano la malattia come Roberta, 37 anni di Rieti, alla quale nella primavera del 2010 è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin, oggi in totale remissione. Accanto a Roberta c’è sempre stata mamma Carla

La notizia della diagnosi ha fermato tutto il resto. Abbiamo attraversato insieme un lungo tunnel cercando di seguire la lucina in fondo. La cosa peggiore è la sensazione di impotenza, quella per un genitore è devastante, non ti resta che affidarti completamente ai medici e andare avanti con fiducia in loro e nella ricerca”.

 

L’Azalea della Ricerca e la sua importanza per raccogliere fondi

L’Azalea della Ricerca è tornata ieri, domenica 11 Maggio, in occasione della Festa della Mamma, a colorare 3.900 piazze in tutta Italia. Migliaia di volontari di Fondazione AIRC sono stati impegnati a distribuire 600.000 piantine a fronte di una donazione minima di 18 euro, una giornata importante per ricordare i 61 anni di impegno a sostegno della migliore ricerca oncologica indipendente

Nata nel 1984, prima campagna di raccolta fondi nelle piazze d’Italia, l’Azalea della Ricerca continua a rappresentare l’appuntamento di riferimento per festeggiare le mamme e le donne con un fiore, diventato un vero e proprio simbolo della salute al femminile

Questa iniziativa ha consentito ad AIRC di raccogliere fondi per garantire continuità a medici e ricercatori impegnati ad affrontare i tumori che colpiscono le donne. L’appuntamento è stata anche l’occasione per promuovere l’importanza della prevenzione e raccontare i più importanti traguardi raggiunti dalla ricerca oncologica. In piazza, insieme alla piantina, è stata, infatti, distribuita una pubblicazione speciale sui tumori che colpiscono le donne, con testimonianze e informazioni utili per sfatare molti falsi miti.

 

La rinascita di Sara: “Così ho sconfitto il cancro e sono riuscita a diventare madre”

La testimonianza sul web di Sara, che si è ammalata a 31 anni proprio mentre studiava come biologa  ricercatrice.

Sono nata tre volte: la prima quando sono venuta al mondo quasi 44 anni fa, poi sono rinata una volta guarita dal cancro al seno, ma la vera rinascita per me è stata quando sono diventata mamma dopo la malattia”. 

A parlare così è Sara, che un giorno d’estate nel 2007 ha scoperto, a soli 31 anni, di avere un cancro al seno già in metastasi, lei che studiava all’università di Tor Vergata di Roma come ricercatrice biologa molecolare i meccanismi alla base della crescita delle cellule cancerose e stava iniziando a pensare concretamente di diventare madre

Mi ero sempre pensata mamma, sapevo che ‘da grande’ avrei avuto figli, erano sempre stati in progetto. Avevo 31 anni, un compagno che poi è diventato mio marito e proprio in quel periodo avevo iniziato a pensarci veramente. Poi è arrivata la diagnosi e oltre alla paura di morire, tanta paura di morire, ho temuto anche di non poter avere figli in seguito alla chemioterapia, perché sapevo che poteva dare sterilità”, racconta Sara sul web.

Oggi Sara sta bene ed è madre di due bambine

Quando sette anni e mezzo fa è nata la mia prima figlia mi sono sentita veramente ‘guarita’, perché avevo combattuto sia il cancro sia la possibilità di rimanere sterile”. 

Tutto per lei è iniziato nel più classico e terribile dei modi: una pallina sul seno sinistro trovata con l’esercizio dell’autopalpazione

Sara si è attivata subito per fare gli accertamenti del caso, ma tutti la rassicuravano. 

Eppure io la sentivo crescere, era palbabilissima, e sappiamo purtroppo che quando quella massa è già palpabile non è una buona cosa”, ricorda Sara. 

A luglio, nove mesi dopo, oltre a quella pallina sono comparsi dei bozzi sotto l’ascella, dei linfonodi particolarmente ingrossati. 

Ho cambiato Centro diagnostico, sono andata altrove ma a quel punto ormai nessuno poteva più sbagliarsi perché era tutto talmente evidente dall’ecografia: avevo il cancro e quei linfonodi ingrossati  sotto l’ascella erano già le metastasi. Ho fatto una risonanza all’Ospedale Fatebenefratelli e nel giro di una settimana ho iniziato la chemio, nell’Agosto 2007”.

 

Prima si diagnostica un cancro, prima si iniziano le cure, e più è probabile la guarigione

O quantomeno che le cure possano essere meno tossiche anche per le cellule sane. 

Ho fatto sei mesi di chemioterapia, poi un cura con un anticorpo monoclonale. Quando la massa è stata ridotta sono stata operata e ho fatto radioterapia. In questo percorso, dietro mia richiesta, sono stata indotta chimicamente in menopausa, per cercare di mettere a riposo le ovaie così che la chemioterapia non le danneggiasse – ricorda Sara. 

Nel 2007 questo era un approccio sperimentale e nessuno poteva dirmi se avrebbe o meno funzionato, però sotto mia pressione, l’oncologo ha accettato di rischiare insieme a me e posso dire che ha funzionato, perché poi ho avuto quattro gravidanze e sono nate due bambine, anche se la prima gravidanza e la terza non sono andate a buon fine”.

Se mi fossi ammalata due anni prima non so se ce l’avrei fatta e il farmaco che mi ha salvata c’è perché la ricerca continua. La ricerca mi ha salvato la vita e mi ha permesso di diventare madre”.

 

Mamma Coraggio Giusy: da Napoli a Milano per curare il tumore al seno

La storia di Giusy inizia in un momento di intimità familiare con i suoi bimbi: allattati entrambi fino a tre anni, uno di loro, nel giocare nel lettone con la mamma le tocca il seno. Il gesto affettuoso, inconsapevole e ingenuo di un bambino diventa occasione per scoprire un nodulo al seno. Nodulo che si rivelerà essere un carcinoma di 7-8 millimetri. Grazie al consiglio di un’amica Giusy entra in contatto con il Dr. Alberto Testori, senologo, chirurgo toracico e Associate Director della Breast Unit dell’Humanitas di Rozzano.

Al momento della diagnosi Giusy ha una trentina d’anni e due figli piccoli

Parlo tranquillamente di questa storia e di quanto accaduto – si racconta in un web magazine – sono serena e lo sono sempre stata. Non ho mai avuto paura, anzi ero il conforto dei miei cari, spaventati da quanto stava succedendo nella nostra vita”.

 Dal racconto di Giusy traspare una forte fede; a rassicurarla anche la figura del dottor Testori

“È importante essere seguiti da uno specialista che sappia spiegare serenamente cosa accade, cosa si affronterà, che sappia fornire tutte le indicazioni, che sia un riferimento per le domande che nascono in un momento come quello di una diagnosi oncologica.

Giusy parte da Napoli e arriva a Milano, sono i giorni dell’operazione, bisogna intervenire sul carcinoma. La donna viene sottoposta a quadrantectomia con linfonodo sentinella; trattandosi di un tumore non aggressivo e ormono-sensibile Giusy segue una terapia ormonale e un ciclo di radioterapia per cinque settimane, di prassi in caso di quadrantectomia.

Sei entrata sorridendo ed esci sorridendo”, così si è sentita dire Giusy dal personale ospedaliero. E in effetti la sua serenità è sbalorditiva, nessuna incertezza nel raccontare quanto le è accaduto, nessun dolore, nessun timore

“Mio marito e i miei familiari erano increduli nel periodo della malattia, pensavano nascondessi il dolore e la paura, ma ero fiduciosa e tranquilla davvero, non ho mai sentito il bisogno di piangere e non l’ho mai fatto. Ero pronta ad affrontare ciò che la vita mi avrebbe riservato”.

E ora come sta? “Bene, sono guarita. Mi godo mio marito e i miei bambini”. La semplicità con cui Giusy affronta l’argomento sul web è stupefacente. È un bell’esempio, anche per i suoi familiari e i suoi bambini. 

L’esempio di una donna che ha trovato in se stessa, anche grazie alla propria fede, la forza per affrontare la malattia con il sorriso e la fiducia nel domani.

Giusy è una donna semplice, dal cuore grande, profondamente generosa”, ci racconta il Dr. Alberto Testori che l’ha operata e continua a seguirla. “Ci sono pazienti così, capaci di una riconoscenza e un affetto straordinario, riconoscibili nella genuinità delle piccole cose. Credo il segreto di questo mestiere risieda nel non far sentire queste donne ammalate, quando arrivano sono traumatizzate, ciascuna ha una storia alle spalle, spesso delicata. Molte si sentono già menomate e invece è importante dar loro forza d’animo, non solo fisica. Questo non significa illuderle o prenderle in giro, ma aiutarle ad affrontare un iter oncologico  – certamente difficile – ma con il giusto spirito. La comunicazione con il paziente è fondamentale, l’oncologo deve instaurare fiducia con i suoi assistiti, aiutarli a tenere viva la speranza, alimentarla. Il lato psicologico è fondamentale in questo tipo di malattia, non va affatto sottovalutato o sminuito, soprattutto considerato che nell’85% dei casi di tumore al seno si guarisce”.

 

Festa della mamma e calcio: sulle maglie del Cesena i nomi delle madri dei calciatori

In occasione della partita Cosenza-Cesena, giocata venerdì 9 Maggio , la squadra del Cesena è sceso in campo con una maglia speciale per celebrare la Festa della Mamma e lanciare un messaggio di solidarietà.

Per l’occasione, i bianconeri romagnoli hanno indossato il loro terzo kit di color rosa pesca, ma con una speciale novità: sul retro di ogni maglia, al posto del tradizionale cognome del giocatore, è stato stampato il nome di battesimo della propria madre

Un gesto simbolico per rendere omaggio a tutte le mamme e portarle idealmente sul terreno di gioco insieme al Cavalluccio“, spiega orgogliosa la dirigenza della società bianconera.

La società cesenate ha informato, poi, che “le maglie indossate durante la partita contro la formazione calabrese sono state messe all’asta e parte del ricavato è stato  devoluto a ‘Well Fare-Rete per le Donne’, contribuendo così al sostegno di un nuovo progetto che si occupa di proteggere le donne vittime di violenza e accogliere le mamme che si rivolgono ai pronto soccorso dell’Ausl della Romagna, assistendo e tutelando, così,  anche i loro figli minori”.

 

Il pensiero della D.ssa Gaia Halyna Maletska con un invito e un augurio, in punta di cuore

“Nel giorno dedicato a tutte le mamme, il pensiero va anche – e soprattutto – a quelle donne che stanno affrontando o hanno affrontato la sfida della malattia. Lo fanno ogni giorno, spesso in silenzio, con dignità, forza e tanto amore.
È una battaglia fatta di visite, terapie, cicatrici visibili e invisibili. Ma è anche una battaglia in cui la scienza è una compagna fidata.


La prevenzione è un atto d’amore verso sé stesse e verso chi ci vuole bene

Eppure, troppe donne ancora la rimandano. Per paura, per mancanza di tempo, per difficoltà economiche o semplicemente perché non sanno quanto sia importante.
Serve informazione, sì. Ma serve anche un sistema che renda tutto più accessibile, più umano, più vicino. Perché la salute non è un privilegio: è un diritto!


In questa Festa della Mamma, celebriamo tutte le donne

Quelle guarite, quelle in cura, quelle che stanno lottando e quelle che ci hanno lasciato troppo presto, ma ci hanno insegnato tanto.Ogni madre è un mondo intero di amore, forza e fragilità. Ogni donna merita di essere protetta, ascoltata, curata.


Care mamme, care donne: il vostro benessere è importante.
Abbracciate la prevenzione.

Pretendete accesso alle cure. 

Ascoltate il vostro corpo. 

Non abbiate paura di chiedere, di informarvi, di farvi aiutare.
La scienza è con voi. Ma il primo passo parte sempre da dentro di voi.


Oggi, più che mai, ricordiamo che la vera festa è la vita stessa, 

quella che doniamo ai nostri figli e quella che, un giorno, 

è stata donata a noi dalle nostre madri.”

 

Articoli

Caterina, Monica e Ilaria: tre donne coraggiose e la loro vittoria sul cancro – Oncolife

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MammoWave e Intelligenza Artificiale: alleanza perfetta per la diagnosi precoce del cancro al seno – Oncolife

https://www.oncolife.it/in-prima-linea/mammowave-intelligenza-artificiale-diagnosi-precoce-cancro-al-seno/ 

Fonti

https://www.humanitasalute.it/storie/65435-sempre-con-il-sorriso-una-mamma-di-fronte-al-tumore/  

https://www.donnainsalute.it/2025/05/storia-di-roberta-e-di-mamma-carla-la-ricerca-e-la-nostra-salvezza/ 

https://oncocoach.it/testimonianze-di-pazienti-oncologici-la-storia-di-roberta/ 

https://www.today.it/attualita/cancro-al-seno-diventare-mamma-testimonianza.html

https://www.cesenatoday.it/sport/calcio/festa-della-mamma-maglia-speciale-cosenza-cesena.html

 

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