Con la collaborazione della D.ssa Halyna Maletska
L’ultima frontiera nella lotta al cancro consiste nel creare un “digital twin”, un gemello digitale, per la prevenzione e la cura dei pazienti oncologici e per poter sperimentare nuove terapie e i loro possibili effetti collaterali su di essi.
Nell’ambito delle cure futuristiche, impossibili fino a qualche anno fa ma ampiamente attuabili oggi, la lotta al tumore al seno passa quindi anche dallo sviluppo di un “gemello digitale virtuale”, una sorta di avatar creato per ogni singola paziente che ne riprenda le caratteristiche fisiche e la storia clinica.
L’obiettivo di avere un gemello virtuale
Lo scopo è molto importante e aiuta a prevedere nuovi eventi o patologie oltre che simulare, in prospettiva, gli effetti delle diverse opzioni terapeutiche.
Ma non solo. Sviluppando un punteggio di rischio per le pazienti sottoposte a radioterapia per tumore al seno, si possono prevedere tossicità ed eventi avversi in modo da agire con dosaggi sempre più calibrati e personalizzati.
Il progetto Tetris
Tutto ciò confluisce in un nuovo importante progetto che prende il nome di Tetris, a cui la Fondazione dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano partecipa insieme ad altri quattro Centri Clinici di Italia, Spagna e Svezia.
“L’obiettivo concreto di Tetris – chiarisce la D.ssa Tiziana Rancati, ricercatrice e fisico nucleare presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nonchè Principal Investigator del progetto – è di definire la probabilità del rischio associato alla radioterapia e di comunicare tale rischio a chi si occuperà della paziente nel post-terapia, in modo da poter personalizzare il follow-up e seguire più da vicino, per esempio, chi ha un maggior rischio cardiopolmonare oppure individuare un tumore secondario quando fosse ancora in una fase iniziale, prima quindi che ci sia una manifestazione clinica severa.
Per esempio, sui tumori del distretto testa-collo, il digital twin descrive in dettaglio la microcircolazione del paziente e ci dice in anticipo come reagirà alle diverse dosi di radioterapia.”
Il digital twin di TETRIS descriverà la paziente anche dopo il termine del suo percorso di cura, osservando come risponde a ulteriori esami, a fattori ambientali come l’inquinamento del luogo in cui vive, ai suoi stili di vita e alla dieta personale.
Il comportamento del “gemello digitale” dovrebbe avere un valore predittivo sul suo stato di salute e anche simulare l’esito di ulteriori terapie.
“Dovrebbe essere in grado di segnalare quando un certo rischio specifico stia aumentando o diminuendo, consentendo un monitoraggio mirato su specifici organi” – sottolinea la fisico nucleare Tiziana Rancati.
Il “punteggio di rischio”
“Il primo passo – spiega ancora la ricercatrice – sarà quello di definire un punteggio di rischio, uno score grezzo calcolato sulla base dei dati disponibili per tutte le pazienti, come la tipologia di trattamento ricevuto – sia per la chemio che per la radioterapia -, le relative dosi, le Tac effettuate, nonché sulla base di fattori ora non considerati ma valutabili con le informazioni che abbiamo, come per esempio numero e grandezza di eventuali calcificazioni presenti a livello cardiaco”.
Un dato molto importante, è che questo punteggio di rischio grezzo può essere calcolato praticamente a costo zero, mediante le informazioni raccolte, di routine, in una popolazione retrospettiva di circa 5.000 pazienti appartenenti ai Centri Clinici partecipanti allo studio che sono il San Raffaele di Milano, il Karolinska Institut di Stoccolma (Svezia), l’Ospedale Vall d’Hebron di Barcellona e la Fondazione pubblica Galiziana per la Medicina Genomica di Santiago de Compostela, entrambi in Spagna.
Lo step successivo
“Dopo la prima fase, lo step successivo sarà quello di raffinare il punteggio grezzo con ulteriori dati sia di imaging che, soprattutto, genetici.
L’idea è quella di investigare i profili mutazionali del DNA e quelli trascrittomici, legati cioè all’RNA, i quali possano definire una predisposizione a problemi cardiovascolari e polmonari in grado di intersecarsi con i rischi associati alla chemio e alla radioterapia“, aggiunge ancora la D.ssa Rancati.
“Questi dati purtroppo non sono disponibili per tutte le 5mila pazienti della prima fase: faremo quindi riferimento alle 2.000 pazienti con tumore al seno sottoposte a radioterapia e coinvolte nel recente studio Requite1, per le quali è disponibile anche la profilazione genetica.”
La “svolta” anche al maschile
L’importanza di questo studio è che dedicherà una particolare attenzione anche al tumore della mammella maschile, una patologia spesso dimenticata.
“Si tratta di un tumore molto raro ma con implicazioni importanti che devono essere attentamente valutate. Attualmente, i casi maschili vengono trattati allo stesso modo di quelli femminili, anche se hanno una storia isto-patologica completamente diversa, con tutto ciò che ne consegue in termini di beneficio e di effetti collaterali”, come chiarisce la D.ssa Maria Carmen De Santis, oncologa radioterapista presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e Clinical Coordinator del progetto, la quale aggiunge: “Con Tetris cercheremo di capire nello specifico come si possa correggere e migliorare questa particolare situazione clinica”.
Il pensiero della psico-pedagogista Halyna Maletska sul digital twin
“Ritengo sia di fondamentale importanza portare alla luce temi innovativi e promettenti come lo sviluppo del digital twin per combattere il tumore al seno. È un progetto che incarna il potere della medicina di precisione, un vero balzo in avanti nella lotta contro questa malattia.Creare un “gemello digitale” che riproduce fedelmente le caratteristiche fisiche e la storia clinica di ogni donna significa dare ai medici uno strumento incredibilmente potente per personalizzare le terapie e prevederne con precisione gli sviluppi futuri.
Questa tecnologia, che unisce intelligenza artificiale e biologia umana, è un esempio concreto di come la scienza possa realizzare soluzioni che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili.Sapere che la propria storia clinica non è solo un numero in un archivio, ma una rappresentazione digitale attiva e dinamica, capace cioè di simulare e anticipare scenari terapeutici, può infondere un grande senso di fiducia e sicurezza nei pazienti. La paura dell’ignoto, che spesso accompagna la diagnosi di un tumore, si attenua quando si sa di essere monitorati costantemente, in modo puntuale e proattivo.”
L’importanza della diagnosi precoce per una buona prognosi
Affinché queste nuove frontiere terapeutiche possano essere utilizzate al meglio è necessario che il tumore venga diagnosticato il prima possibile.
Uno studio parallelo a TETRIS, condotto negli Stati Uniti e progettato per dimostrare lo stretto legame tra diagnosi e prognosi, ha analizzato infatti l’incidenza delle diagnosi di tumori al seno in stadio avanzato, in relazione alla frequenza degli esami mammografici, nelle donne over-40.
La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Clinical Oncology, ha osservato un tasso decisamente basso di casi di cancro metastatico, al momento della diagnosi, quando gli screening venivano eseguiti annualmente.
La D.ssa Margarita Zuley, Coordinatrice della ricerca eseguita all’Università di Pittsburgh, ha studiato 8.145 donne a cui era stato diagnosticato un tumore al seno tra il 2004 ed il 2019, analizzando il numero di screening mammografici a cui si erano sottoposte prima della diagnosi.
Tra le pazienti che si erano sottoposte a mammografie intermittenti – ossia a distanza di più di due anni tra l’una e l’altra e senza una regola temporale precisa – le diagnosi di tumore in stadio avanzato sono state il 19% del totale.
Tra le donne sottoposte a screening annuale le diagnosi di questo tipo sono state, invece, solo il 9% , mentre tra quelle con screening biennale i tumori avanzati sono risultati il 14%.
“Non c’è dubbio che vengono identificati più tumori metastatici se l’intervallo è più ampio tra gli esami mammografici”, ha osservato la D.ssa Zuley, sostenendo quindi “la necessità della mammografia annuale rispetto a quella biennale, tra le over-40 anche se non ancora in menopausa.”
La riflessione della D.ssa Maletska sulla diagnosi precoce del tumore al seno
“La capacità di identificare un secondo tumore prima ancora che si manifesti clinicamente è davvero una svolta epocale. È come avere una sfera di cristallo, scientificamente fondata, che non prevede in assoluto il futuro, ma lo calcola con precisione, consentendo interventi tempestivi.
Tuttavia, affinché questa tecnologia possa esprimere tutto il suo potenziale, la diagnosi precoce resta un tassello fondamentale. E qui entra in gioco la necessità, anzi l’urgenza, della mammografia annuale per le donne over-40, anche in assenza di sintomi o l’arrivo della menopausa. La diagnosi precoce fornisce al gemello digitale i dati necessari per simulare scenari realistici e proporre, di conseguenza, le opzioni terapeutiche migliori.
Investire in tecnologie come il digital twin e promuovere la mammografia annuale nelle donne over-40 sono due lati della stessa medaglia: da una parte c’è l’innovazione tecnologica che migliora l’efficacia delle cure, dall’altra c’è la consapevolezza che la prevenzione resti il nostro migliore alleato. Solo unendo queste due dimensioni possiamo sconfiggere il tumore al seno, trasformando la paura in speranza e il rischio in opportunità.”
Articoli sulla prevenzione e la cura del tumore al seno:
https://www.oncolife.it/nutrizione-ed-integrazione/come-ridurre-cancro-al-seno-con-fibra/
Fonti
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39167740/ (articolo scientifico statunitense)
