Con la collaborazione della psicopedagogista D.ssa Halyna Maletska
Per molti le conseguenze dell’obesità sono soprattutto un problema estetico e di immagine, ma le implicazioni sanitarie vanno, purtroppo, ben oltre l’aspetto psicologico.
Infatti l’eccesso di peso, oltre una determinata soglia, costituisce il secondo fattore di rischio evitabile, dopo il fumo di sigaretta, per l’insorgenza di almeno 16 tipi di tumore e numerose altre importanti patologie metaboliche. Molti altri sarebbero sensibilmente ridotti evitando la sedentarietà, per esempio quelli del seno. E questo a qualunque età.
Anche se non sono l’unica causa dei tumori, obesità e sedentarietà alterano una grande varietà di reazioni biochimiche del nostro organismo favorendo così la proliferazione delle cellule trasformate.
Obesità adolescenziale e cancro: uno studio recente
Secondo i risultati di uno studio svedese, essere fortemente sovrappeso nella tarda adolescenza aumenterebbe il rischio di ammalarsi in quanto l’obesità è un importante fattore di rischio per molti casi di tumore.
L’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), organismo intergovernativo che a Lione coordina e conduce ricerche epidemiologiche oncologiche, ha stabilito che esistono già prove sufficienti per dire che gli adulti obesi hanno un rischio più alto di ammalarsi di tumore.
Ora i risultati di questo studio scandinavo mostrano che il rischio di andare incontro a 16 diversi tipi di tumore sembra essere proporzionale all’Indice di Massa Corporea, l’IMC – o più comunemente BMI, dall’inglese Body Mass Index -, che si possiede intorno ai 18 anni. L’IMC si calcola dividendo il peso in chili per l’altezza in metri al quadrato (kg/m2). Per esempio: un adulto che pesa 65 kg ed è alto 1,70 m ha un indice di massa corporea pari a 65:(1,7 x 1,7) = 22,5. Un IMC ottimale è compreso tra 18,5 e 24,9.
Le persone con un IMC tra 25 a 29,9 sono invece considerate sovrappeso, mentre sono considerati obesi gli individui con un valore di IMC compreso tra 30 e 34,9 (obesi di classe 1), 35 e 39,9 (obesi di classe 2) o superiore a 40 (obesi di classe 3).
I ricercatori hanno preso in esame i dati di circa un milione e mezzo di uomini. Dato che la IARC ha concluso che l’aumento del rischio di cancro dovuto al grasso corporeo è simile per uomini e donne, è ragionevole pensare che ciò valga per entrambi i sessi biologici.
Gli autori della ricerca, i cui risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista internazionale Obesity, hanno consultato un registro nazionale in cui sono archiviati i dati raccolti durante le visite di leva militare, obbligatoria per tutti i ragazzi svedesi fino al 2010. Hanno selezionato i dati relativi a ragazzi visitati tra il 1968 e il 2005, tra i 16 e i 25 anni, e li hanno suddivisi in 4 gruppi sulla base del loro BMI (sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesi). Sono andati quindi a verificare quali di queste persone sono comparse nei registri dei tumori nazionali in cui si documentano i decessi e le loro cause.
Nell’arco di una trentina d’anni, su 1.489.115 uomini presi in esame, 78.217 – circa il 20% – si sono ammalati di tumore.
L’analisi statistica ha mostrato una relazione lineare tra il BMI e rischio di ammalarsi per 16 diversi tipi di tumore: melanoma, leucemia, mieloma multiplo, linfoma di Hodgkin, linfoma non-Hodgkin, tumore del polmone, del distretto testa-collo, della tiroide, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, del fegato, della cistifellea, del colon-retto, del rene e della vescica.
Cosa ci dicono i risultati dello studio?
Innanzitutto, confermano che il rischio di ammalarsi di cancro è influenzato da abitudini e comportamenti legati al proprio stile di vita: un’alimentazione poco varia e non equilibrata, insieme a scarsa attività fisica, sono fattori che da un lato favoriscono sovrappeso e obesità in età giovanile e dall’altro aumentano la probabilità di ricevere una diagnosi di tumore in età adulta.
Indirizzare i bambini e gli adolescenti verso stili di vita sani può dunque fare un’enorme differenza.
Considerando che l’obesità è sempre più diffusa nelle giovani generazioni, ciò lascia purtroppo presagire un vertiginoso aumento dei casi di tumore negli anni a venire, un problema a cui dovranno fare fronte i servizi sanitari e la società nel suo complesso.
Come si può curare l’obesità?
L’obesità è una malattia e come tale va trattata.
A gestire problemi di questo tipo dovrebbero essere preferibilmente un medico nutrizionista e uno psicologo esperto di disturbi dell’alimentazione.
Gli specialisti possono stabilire le cause più probabili dell’aumento di peso e valutare le strategie più efficaci per affrontare il problema. Il primo passo per chi non ha mai provato a perdere il peso in eccesso consiste in una modifica della dieta, un correttivo tanto più efficace quanto più è precoce.
Nei casi più gravi, quando questi accorgimenti non bastano, ci sono altre possibili strade da percorrere, tra cui la terapia farmacologica e la chirurgia bariatrica.
I dati di efficacia riguardanti la prima sono stati ottenuti soprattutto per persone obese di grado 1, con un indice di massa corporea compreso tra 30 e 34,9. Attualmente tra i farmaci che possono essere prescritti in questi casi vi sono l’orlistat (da assumere per via orale trenta minuti prima di ogni pasto per ridurre l’assorbimento dei grassi) e la liraglutide (un antidiabetico che viene iniettato e che contribuisce a ridurre l’appetito). Sebbene necessitino di una prescrizione medica per essere acquistati, non sono mutuabili e il costo è interamente a carico dei pazienti. Un aspetto di non poco conto, se si considera che un ciclo di terapia ha una durata minima di un anno.
Una soluzione più estrema, quella del bisturi, viene offerta a chi ha già visto fallire uno dei precedenti approcci o a chi si presenta dallo specialista con un’obesità già molto grave. Le opportunità chirurgiche sono diverse e la scelta si basa sulle caratteristiche di ciascun paziente. Alcune procedure – come il bendaggio gastrico e l’inserimento del palloncino intragastrico – sono reversibili, altre invece sono definitive e agiscono anche sul sistema ormonale. È il caso della gastrectomia verticale, del bypass gastrico e della diversione biliopancreatica. Si parla quindi sempre più spesso di chirurgia del metabolismo, perché tra i vantaggi di questi interventi c’è anche quello di curare le quasi sempre concomitanti diagnosi di diabete di tipo 2. Un vantaggio di non poco conto, che consente ai pazienti di fare a meno dei farmaci per tenere sotto controllo la glicemia.
In che modo l’obesità può provocare un tumore?
I ricercatori hanno finora riconosciuto che il grasso in eccesso incrementa la produzione sia degli ormoni della crescita che quelli sessuali, oltre all’infiammazione: tre condizioni che sono associate ad una maggiore probabilità che le cellule aumentino il numero di cicli riproduttivi fino a perderne il controllo, portando alla formazione di cellule tumorali.
Tra i tumori associati all’obesità, quelli che possono colpire gli organi dell’apparato digerente sono più spesso la conseguenza di uno stato infiammatorio prolungato. Anche perché è soprattutto la presenza di grasso addominale e viscerale – quello, cioè, non palpabile poiché situato in profondità, intorno agli organi centrali del corpo – a rappresentare un fattore di rischio. Ecco perché si dice che la circonferenza della vita è con ogni probabilità un parametro più attendibile rispetto ai soli peso corporeo e BMI.
Quanto agli estrogeni, sintetizzati anche direttamente dal tessuto adiposo, una loro presenza eccessiva nell’organismo accresce la probabilità di ammalarsi di cancro (del seno, dell’utero e dell’ovaio) soprattutto per le donne.
L’obesità, inoltre, rende più difficile per i tessuti assorbire gli zuccheri. Così il pancreas finisce per incrementare la produzione di insulina, senza che questa riesca però a ridurre sensibilmente il livello di zuccheri nel sangue. La conseguenza è un aumentato rischio di diabete, che può favorire l’insorgenza di alcuni tipi di cancro, come quelli che colpiscono il colon e il rene. Inoltre l’insulina favorisce la produzione di un fattore di crescita, chiamato IGF-I, che è un vero e proprio “alimento” per le cellule in generale e in particolare per quelle cancerose.
Cosa fare per proteggersi dal cancro se si è in sovrappeso?
È importante rientrare nel proprio perso-forma lungo l’intera durata della vita, per due ragioni.
In primo luogo, chi è in sovrappeso o obeso in giovane età ha maggiori probabilità di esserlo per tutta la vita.
In secondo luogo i tumori sono malattie tipiche dell’invecchiamento e quindi meglio si arriva ad affrontare la terza età e minore sarà il rischio di dover fare i conti con una malattia oncologica.
Per mantenere il peso nella norma, partendo dalla tavola, è importante:
- consumare ad ogni pasto alimenti ricchi di acqua, vitamine e fibre, come frutta e verdura;
- misurare le porzioni, senza sentirsi obbligati a consumare tutto ciò che c’è nel piatto;
- evitare di mangiare regolarmente piatti troppo elaborati o alimenti ultraprocessati;
- fare la spesa in maniera oculata, limitando a casi eccezionali l’acquisto di snack dolci e salati e di bevande gassate e zuccherate.
Lo schema alimentare da prediligere è la dieta mediterranea. Inseriamo quindi nella nostra alimentazione abituale cibi ricchi di anticancerogeni alimentari come, ad esempio, mele, broccoli, noci, agrumi, cannella, caffè, aglio, uva rossa, funghi champignon, soia, tè verde, pomodori e curcuma.
Allo stesso modo è importante non dimenticarsi dell’attività fisica.
Per chi ha già un peso nella norma, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di effettuare almeno 150 minuti di attività fisica moderata (prevalentemente aerobica) alla settimana. Un valore che va raddoppiato a 300 minuti se una persona ha invece necessità di dimagrire. Queste indicazioni si trovano anche nel Codice europeo stilato dallo IARC di Lione.
Via libera allo sport anche durante le terapie
Nel 2021 lo svolgimento di una regolare attività fisica è stato raccomandato per la prima volta anche dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO), la principale società scientifica di Oncologia medica a livello mondiale.
La pratica sportiva sia prima che durante le terapie riduce, infatti, i rischi di recidiva e di mortalità con un’efficacia paragonabile a quella dei farmaci.
Essa contribuisce inoltre a una migliore gestione di effetti collaterali, quali l’affaticamento, il dolore e la nausea.
La correlazione è stata provata soprattutto per alcuni dei tumori più diffusi, come quelli che colpiscono il seno, la prostata, il polmone e il colon-retto. Un insieme che, in Italia, rappresenta almeno il 50 per cento delle diagnosi di cancro. Per trarre benefici ed evitare gli infortuni, gli esercizi da svolgere durante le terapie devono essere di tipo aerobico e mirati ad aumentare la resistenza.
Le discipline maggiormente raccomandate sono la corsa, il ciclismo e il nuoto. Questo non vuol dire, però, che esse siano alla portata di tutti, né che altre risultino sconsigliate a priori. L’importante è evitare il fai-da-te. E, se possibile, chiedere indicazioni agli specialisti sanitari e del mondo dello sport.
La preziosa riflessione della psicopedagogista Halyna Maletska
“Questo articolo scientifico pone l’accento su un tema cruciale, che troppo spesso viene sottovalutato: le gravi conseguenze dell’obesità sulla salute fisica e psicologica.
Giustamente, l’eccesso di peso non è solo una questione estetica, ma una vera e propria battaglia per il benessere psico-fisico e per la vita stessa.
Il sovrappeso per molti nasce da un circolo vizioso fatto di stress cronico, abitudini alimentari scorrette e sedentarietà. Si tratta di un problema che richiede un intervento integrato, dove scienza, educazione e sensibilizzazione devono lavorare insieme per guidare le persone verso uno stile di vita più sano e consapevole.
La scienza è chiara: l’obesità è un detonatore per malattie, non solo come il cancro ma anche per il diabete, l’ipertensione e i problemi cardiovascolari.
La prevenzione è nelle nostre mani, ed è basata su due pilastri fondamentali: una corretta alimentazione e uno stile di vita attivo.
Spesso si pensa che “mangiare meno” sia sufficiente, ma non è così. È la qualità del cibo che fa davvero la differenza. La dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come uno dei modelli alimentari più salutari, è un prezioso alleato. Basata su cereali integrali, proteine sane, verdura fresca, frutta e olio extravergine di oliva, questa dieta mediterranea fornisce non solo i nutrienti essenziali, ma anche una protezione potente contro molte malattie croniche.
Non è solo una dieta, ma un vero e proprio stile di vita.
• Cereali integrali per garantire energia e fibre per la motilità intestinale;
• Proteine sane, come quelle presente in pesce, legumi e carni magre;
• Grassi benefici, come quelli dell’olio extravergine di oliva, che proteggono il cuore;
• Frutta e verdura, ricche di vitamine, minerali e antiossidanti, che combattono l’infiammazione e il rischio di malattie croniche;
• Acqua, elemento fondamentale che spesso dimentichiamo ma che è essenziale per il corretto funzionamento di tutto l’organismo.
Per mantenere un peso salutare, bastano 30-45 minuti di movimento quotidiano. Non serve essere atleti: camminare, fare lavori domestici o andare al lavoro in bicicletta sono attività semplici ma incredibilmente efficaci. L’importante è muoversi, spezzando così la sedentarietà che, talvolta, ci immobilizza fisicamente e mentalmente.
La prevenzione deve iniziare fin da piccoli, educando i bambini e le loro famiglie all’importanza di scelte alimentari sane e del movimento. L’infanzia è il momento cruciale in cui si formano le abitudini. I ragazzi assorbono comportamenti e valori dall’ambiente che li circonda. È per questo che la prevenzione deve partire dalle scuole e coinvolgere attivamente le famiglie. Bisogna quindi promuovere pasti equilibrati nelle mense, insegnare il valore della dieta mediterranea in famiglia e incoraggiare attività fisiche quotidiane le quali possono fare proprio una grande differenza.
Ogni investimento nella prevenzione ha un ritorno incalcolabile: bambini più sani diventano adulti più consapevoli, capaci di affrontare la vita con energia e serenità. L’importante è partire, oggi stesso, senza aspettare. Il cambiamento richiede impegno, ma il premio è inestimabile: una vita più lunga, più sana e più felice. Questo vale per tutte le età, perché è un processo di apprendimento e miglioramento continuo.
La scienza ci offre le soluzioni, spetta a noi metterle in pratica, giorno dopo giorno. Se ci prendiamo cura del nostro corpo oggi, riduciamo sicuramente i rischi per il futuro, anche in campo oncologico. La strada per una vita sana non è fatta di restrizioni impossibili, ma di scelte consapevoli e di piccoli passi quotidiani. Vivere bene è un diritto, ma anche un dovere verso noi stessi. Un cambiamento è sempre possibile, con volontà, consapevolezza e la giusta determinazione.
La salute non è solo l’assenza di malattia, ma la presenza di energia, vitalità e felicità!”
Articoli sulla correlazione obesità – cancro
Quali sono i tumori maggiormente collegati all’obesità? – Oncolife
https://www.oncolife.it/e-vero-che/quali-sono-i-tumori-maggiormente-collegati-allobesita/
Tumore al seno, l’obesità aumenta il rischio di recidive – Oncolife
https://www.oncolife.it/novita-dalla-ricerca/tumore-al-seno-obesita-aumenta-il-rischio-di-recidive/
Tumori e obesità: c’è un legame – Oncolife
https://www.oncolife.it/nutrizione-ed-integrazione/tumori-obesita-ce-un-legame/
Fonti
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37927128/ (studio svedese su obesità adolescenziale e sviluppo cancro)
https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/alimentazione/obesita-e-cancro
https://www.airc.it/news/gli-adolescenti-obesi-rischiano-di-piu
https://www.healthdesk.it/prevenzione/cancro-tutto-peso-dellobesit
https://vitaesalute.edizioniadv.it/salute/obesita-e-cancro-esiste-una-correlazione/
