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Cambiare lo stile di vita per aiutare a proteggerci dal cancro

Suggerimenti dietetici per ridurre il rischio di cancro al seno

Nonostante i progressi compiuti nel campo delle terapie che allungano la vita, il cancro non smette di farci paura. Uno stile di vita che aiuti a tenerlo lontano ha quindi un’importanza fondamentale.

L’epigenetica in questo campo ha qualcosa di importante da dirci, in quanto la programmazione  dei geni attraverso fattori legati allo stile di vita ha un ruolo significativo nell’insorgenza delle patologie oncologiche. Cosi possono essere attivati quei geni che favoriscono il cancro, mentre, parallelamente, quelli che ci proteggono dal suo insorgere vengono inibiti, ed entrambe le situazioni rendono più facile la crescita incontrollata delle cellule trasformate.

Con l’aiuto di determinati “stimolatori” presenti nelle verdure e di certe sostanze protettive che si trovano in alcuni frutti ed erbe aromatiche, più una regolare attività fisica, si può ridurre significativamente il rischio di ammalarci di cancro.

 

Il cancro è una malattia determinata epigeneticamente

Segno caratteristico dei tumori maligni è una crescita incontrollata di cellule degeneri. Abbiamo ormai abbastanza prove che la crescita di queste cellule dipende dall’espressione di geni mutati.

Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato, infatti, che oltre la metà delle modificazioni dei geni coinvolti nella formazione di tumori dipende da meccanismi epigenetici e, quindi, non è causata solamente da singole/molteplici mutazioni. Anche nel caso delle neoplasie ha un’influenza decisiva quali siano i geni attivati e quali invece vengano silenziati.

Nel nostro organismo, fondamentalmente  esistono geni che favoriscono la formazione di tumori e geni che la contrastano.

Gli oncogeni, o “geni dei tumori”, possiedono la capacità di trasformare le cellule normali in cellule tumorali, per esempio quando i loro prodotti proteici enzimatici promuovono la crescita delle cellule modificate oppure “mettono in scacco” i geni di controllo.

Sono già noti ai ricercatori oltre 550 oncogeni.

Di norma, però, il nostro organismo possiede anche geni protettivi, tecnicamente detti “oncosoppressori“, i quali producono proteine “di guardia”, che danno la caccia, in sinergia coi globuli bianchi, alle cellule degeneri e le distruggono.

Idealmente, nell’organismo sano dovrebbe essere attivo il minor numero possibile di oncogeni e, contemporaneamente, il maggior numero di geni oncosoppressori. Ciò al fine di rendere più efficace il compito del nostro sistema immunitario. Se però hanno il sopravvento gli oncogeni mutati, la situazione si complica, inevitabilmente, per la nostra salute.

Quali siano le sequenze geniche che vengono bloccate per l’aggancio di un numero elevato di gruppi metilici CH3 e quali segmenti del DNA restano leggibili, dipende in misura sostanziale dai “commutatori” proteici epigenetici che su questi meccanismi molecolari basano la loro funzione.

 

I geni protettivi sono sigillati

Le cellule tumorali mostrano spesso “metilazioni errate” del DNA e differenze negli istoni, le proteine basiche su cui si avvolge l’acido desossiribonucleico. Troppi gruppi metilici agganciati al DNA “sigillano” il contenuto dei geni. Lo stesso vale per gli istoni: solo quando sono ben acetilati, dai gruppi CH3CH2, l’impaccamento della cromatina è meno denso e la trascrizione del DNA – la sua “lettura” cioè – è più efficiente. Anche il cosiddetto “DNA spazzatura”, il terzo regolatore epigenetico, viene sostanzialmente modificato nelle cellule tumorali.

Le malattie oncologiche sono molto complesse e gli aspetti epigenetici non sono stati ancora sufficientemente chiariti, ma i risultati di una serie di ricerche indicano che il silenziamento di importanti sequenze geniche ha un ruolo significativo nell’insorgenza dei tumori. Con l’aggancio di un numero elevato di gruppi metilici CH3 al DNA, sono colpiti determinati segmenti, per esempio i geni che presiedono alla riparazione delle cellule o quelli che controllano lo sviluppo e la replicazione, o ancora i geni che promuovono l’apoptosi – o suicidio – delle cellule degeneri. Possono essere silenziati, in contemporanea, anche i geni oncosoppressori.

Come è stato appurato, è importante che anche sugli istoni determinati segmenti vengano mantenuti aperti, mediante l’aggancio di gruppi acetilici CH3CH2. Gli enzimi che depauperano gli istoni di questi gruppi e in tal modo compattano la cromatina – con il conseguente silenziamento genico –  spesso si trovano proprio nelle cellule tumorali. Così vengono ugualmente silenziati geni protettivi importanti, e di conseguenza all’organismo vengono a mancare le proteine che quei geni codificano, e che possiedono proprietà di protezione contro i tumori.

Proprio in questi ultimi anni si stanno conducendo, grazie anche all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, molte ricerche per isolare sostanze in grado di contrastare l’eccessiva metilazione di geni importanti nella crescita cellulare. Sono in fase di sperimentazione, e in parte già utilizzate nelle terapie oncologiche, molecole che impediscono la deacetilazione degli istoni – cioè l’eliminazione di gruppi acetilici dalle proteine istoniche – che così mantengono leggibili le informazioni di importanti geni protettivi. La lotta contro le cellule tumorali con metodi epigenetici è un nuovo settore, molto promettente, della ricerca in campo sanitario pubblico e privato.

 

Scacco al cancro con la giusta alimentazione

Lo sviluppo di una malattia oncologica è un processo complesso, che procede per fasi:  ad una cellula modificata, che si replica all’infinito sviluppando un tumore rilevabile, possono essere necessari anni o addirittura decenni.

Questo lungo arco di tempo ci offre la possibilità, con una modificazione del nostro stile di vita – rinunciando innanzitutto alla nicotina e all’eccesso di alcol, riducendo il sovrappeso, e compiendo una revisione delle nostre abitudini alimentari, di contrastare un possibile sviluppo neoplastico fatale.

In che cosa può consistere la dieta che tiene lontano il cancro? A che cosa bisogna prestare attenzione?

Forse è bene ragionare e procedere al contrario, cioè ragionando sugli alimenti di cui bisogna limitare assolutamente il consumo, o che sarebbe meglio evitare del tutto.

In generale è opportuno non mettere troppo spesso in tavola piatti già pronti. Cuciniamo sempre noi, o almeno facciamolo il più frequentemente possibile. Fra gli alimenti che possono favorire i tumori rientrano per esempio piatti salati e insaccati – come carni essiccate nel sale quali sono i salumi.

Anche i grassi “cattivi” che si trovano negli insaccati, nello strutto e nelle salse, aumentano il rischio di tumori in particolare per quelli all’intestino, al seno, all’utero e alla prostata.

Chi mangia troppo spesso carni rosse – maiale, manzo, agnello e cacciagione – rischia maggiormente tumori maligni, per esempio all’intestino.

E allora che cosa bisogna mangiare?

 

Verdura, verdura e ancora verdura – e frutta!

Non possiamo dire molto altro, perché numerosi  studi scientifici hanno indicato chiaramente che una dieta a base di vegetali, con una percentuale elevata di ortaggi verdi, è efficace, Chi si nutre abbondantemente di verdura, può ridurre il rischio di tumori (rispetto a chi ne consuma poca) fino all’80 %. Lo hanno dimostrato moltissimi studi condotti proprio su questo problema.

Per quanto riguarda la frutta, vige la regola che un frutto non è uguale ad un altro.

Al primo posto tra i frutti benefici ci sono i frutti di bosco – mirtilli, lamponi, ribes, bacche di sambuco e di olivello spinoso.

Raccomandabili sono anche agrumi e mele, purché non troppo dolci.

Per quanto riguarda i grassi, dobbiamo fare assolutamente attenzione alla loro qualità e scegliere, possibilmente, solo grassi “buoni”, in particolare gli acidi grassi Omega-3, che si trovano nei pesci di acque fredde e in vari oli vegetali.

I latticini devono essere il più possibile ottenuti da latte di mucche da pascolo – ricchi di acidi grassi Omega-3 – e devono contenere batteri “amichevoli” per l’intestino – flora batterica, probiotici -, perché la “buona” flora batterica dà un contributo prezioso alla prevenzione dei tumori dell’intestino.

È importante anche un abbondante consumo di fibre, le cosiddette “regolatrici del transito intestinale”, perché fanno in modo che il chimo non rimanga troppo nell’apparato intestinale, inoltre attaccano le tossine e i prodotti del metabolismo che favoriscono i tumori, promuovendo così la crescita della flora intestinale e il contrasto delle infiammazioni.

Ecco qui sotto una tabella riassuntiva coi migliori alimenti utili per la prevenzioni dei tumori:

 

SI, spesso NO, saltuariamente
Verdura, frutta (le qualità più agre) Piatti pronti, generi alimentari da trasformazioni industriali, fast food, street food, cibo spazzatura
Cereali integrali Salati, insaccati
Legumi Carni rosse, salumi
Pesci di acque fredde (come aringa, salmone selvatico) Carne molto grigliata
Alcuni oli vegetali (di lino, colza, cocco) Dolci, bibite, cibi molto zuccherati
Noci Alimenti poveri di fibre e di nutrienti (per esempio, a base di farina bianca)
Prodotti ottenuti per fermentazione del latte (per esempio yogurt naturale, kefir)

 

Ortaggi verdi e bulbose sono in testa alla classifica degli alimenti antitumorali

Le proprietà antitumorali di numerosi alimenti vegetali sono state già esaminate attentamente in ampie ricerche. Sono state scelte 40 specie di verdure che, sulla base di osservazioni e ricerche precedenti erano state classificate come “alimenti con effetti antitumorali”.

Secondo i risultati ottenuti, al primo posto vengono le bulbose (aglio, cipolla) e gli ortaggi verdi (soprattutto varie specie di cavoli e gli spinaci).

Come è emerso da una ricerca multicentrica condotta su 1230 persone di età compresa fra i 40 e i 64 anni, esse venivano colpite raramente da tumore alla prostata in quanto consumavano abitualmente  cavolo cappuccio, cavolo nero, cavolo rosso, cavolfiore o cavolini di Bruxelles. Anche i broccoli sono fra le piante “anticancro”.

Nell’elenco dei vegetali che hanno una sicura azione antitumorale rientrano anche carote e solanacee  – pomodori, melanzane e peperoni – ricche di carotenoidi e polifenoli che sono antiossidanti naturali con funzione di neutralizzazione dei nocivi radicali liberi.

Anche i legumi come fagioli, piselli e lenticchie sono alimenti dotati di proprietà anticancro. Non solo forniscono fibre preziose, ma contengono sostanze come la saponina, che funzionano da antibiotici naturali contro le infezioni e le infiammazioni, e inoltre riducono gli eccessi di acidi biliari, e possono perciò diminuire il rischio di cancro all’intestino.

Una dieta sana, ricca di vegetali è quindi importantissima anche dopo aver superato la fase acuta di un tumore. A tale riguardo, un’analisi dei dati dell’Istituto germanico per la ricerca sull’alimentazione (DIfE) ha fornito questo importante risultato: chi si nutre in modo non sano, rispetto a chi assume molta verdura, grassi Omega-3 e parecchie fibre, corre un rischio molto elevato di comparsa di un tumore e un rischio più alto del 50 % di morire precocemente rispetto all’età media.

Ultimo ma non meno importante, anche il consumo di alcol dovrebbe essere tenuto sotto controllo da parte dei pazienti con un tumore; al massimo mezzo bicchiere di vino rosso di qualità alla sera e non tutti i giorni, poiché anche l’alcol aumenta il rischio di recidive.

 

Le 8 classi di composti a funzione antitumorale

Glucosinolati: piccanti con funzione di controllo epigenetico

Danno sapore pungente o piccante a: crescione, rafano, broccoli, cavolo cappuccio e cavolo rapa; cipolla, aglio e porro.

Polifenoli: sveglia per i geni protettivi

 Si trovano nei: frutti di bosco, agrumi, mele, tè verde, tuberi come zenzero e curcuma, tutte le spezie, caffè, cioccolato fondente e vino rosso.

Spezie: armi segrete con effetti epigenetici

 Spice up your genes” è un modo dire in voga nei paesi di lingua inglese: come dire “metti un po’ di pepe sui tuoi geni”: rosmarino, origano, maggiorana, basilico e altre piante aromatiche possono contenere fino a 180 sostanze di cui sono state dimostrate le proprietà antiproliferative, antimicrobiche e antivirali.

 Il tè verde attiva geni che ostacolano i tumori

la teofillina, molecola costitutiva del tè verde, è attiva sul fronte epigenetico in quanto blocca i geni che favoriscono le infiammazioni e agevola l’aggancio di gruppi acetilici, ancora una volta con un’azione positiva nell’attivazione dei geni oncosoppressori protettivi.

 Soia: un legume con attività epigenetica

I semi di soia sono ben noti soprattutto per il loro contenuto relativamente elevato di proteine (35%) e per la presenza di sostanze vegetali del gruppo dei fitoestrogeni. Risultano ottimali per la prevenzione, in particolare, del cancro al seno.

la lunasina è un peptide a basso peso molecolare, contenuto nei semi di soia, che favorisce l’acetilazione degli istoni, e quindi l’impacchettamento meno stretto dei segmenti di DNA. Ciò rende possibile la lettura di quei geni che influiscono positivamente sul metabolismo dei grassi, poiché la lunasina contribuisce alla regolazione dei livelli di colesterolo ematico.

 La curcuma spalanca le porte a geni buoni

La curcuma, originaria dell’India, da millenni è nota ed apprezzata dalla medicina popolare. Viene utilizzata nei disturbi della digestione e per problemi al fegato e alla vescica, ma anche per rafforzare le difese immunitarie e per la prevenzione delle infezioni. La curcumina influisce sull’espressione di geni che sono i responsabili del controllo della replicazione cellulare, della formazione di metastasi delle cellule tumorali e sull’effetto positivo della chemioterapia.

 Resvenatrolo: un multiforme regolatore genico

È una sostanza naturale del gruppo dei polifenoli, presente nella buccia degli acini d’uva e quindi nel vino. Mantiene giovani e salutari le cellule contrastando il processo di invecchiamento mediante la protezione dei vasi sanguigni deputati al trasporto dei nutrienti alimentari.

 

Sul fronte antitumorale, svolge un servizio altrettanto valido come antiossidante, poiché combatte le infezioni e sostiene i processi dell’organismo che vigilano sulla formazione delle cellule cancerose.

Il resvenatrolo ostacola i geni che riparano il DNA nelle cellule tumorali e ne facilita l’eliminazione apoptotica.

 Gli anacardi forniscono l’acido anacardico, ricco di effetti epigenetici

Questo acido è eccellente per la regolazione degli oncogeni, in particolare per prevenire il tumore della prostata. Studi scientifici su linee cellulari tumorali del seno, della prostata e della pelle hanno dimostrato che l’acido anacardico contrasta la proliferazione cancerosa e indirizza le unità trasformate verso il suicidio apoptotico.

Possiede inoltre un’azione regolatoria in quanto ostacola l’acetilazione degli istoni nelle cellule tumorali, rendendo così impossibile la lettura di segmenti del loro genoma e di conseguenza ne ostacola la sopravvivenza.

 

Le cellule tumorali adorano la pigrizia

Gli scienziati del Centro Tedesco per la Ricerca sul Cancro di Heidelberg (Deutsches Krebsfor schungs zentrum) sono convinti che circa il 15 % di tutte le forme oncologiche sia determinato da una carenza di esercizio fisico.

Al contrario, chi svolge regolarmente attività fisica corre meno rischi di contrarre un tumore, come hanno evidenziato molte ricerche.

La meta-analisi di una quarantina di studi ha dato come risultato che chi svolge attività fisica ha un rischio di contrarre un tumore all’intestino ridotto del 70 %. L’attività fisica è utile anche per tenere lontano il tumore al seno e alla prostata: in questi casi il rischio diminuisce del 30 % circa (tumore al seno) o fino al 70 % (tumore alla prostata) per quanti praticano quotidiana attività fisica, e anche il rischio di tumori ai polmoni e al pancreas può essere significativamente ridotto.

Come abbiamo già visto, con l’attività fisica si può modificare la programmazione dei propri geni: si attivano i geni del metabolismo, ma anche quelli che contribuiscono a mantenere vigile il sistema immunitario. Inoltre con l’esercizio fisico regolare si inibisce l’attività dei geni “che fanno ingrassare” e si previene così il sovrappeso.

Chi è stato già colpito da un tumore ed è sottoposto a trattamenti chemio e/o radioterapici può trarre vantaggio dall’esercizio fisico regolare e moderato: si riduce il pericolo di affaticamento e di sindromi depressive, e la qualità della vita ne guadagna. Anche questo è stato confermato da studi scientifici nazionali e internazionali.

Fondamentalmente, si consiglia di svolgere ogni giorno almeno 30 minuti di attività fisica. Non serve sottoporsi ad un programma sportivo intenso: basta una passeggiata veloce o una mezz’ora di bicicletta, nuoto o di qualsiasi altra attività che dia piacere. Bisogna divertirsi, e questo è un fattore davvero importante, perché solo così si avrà il desiderio di praticarla con regolarità.

 

Farmaci a effetto epigenetico contro il cancro: la strada maestra del futuro

L’epigenetica è al centro dell’attenzione dei ricercatori per la diagnosi precoce e le possibilità di terapie delle malattie oncologiche.

Gli scienziati cercano di identificare biomarcatori che permettano loro di stabilire tempestivamente le variazioni, determinate epigeneticamente, della regolazione genica. Poiché le marcature epigenetiche dei geni sono fondamentalmente flessibili e addirittura reversibili, i ricercatori hanno qui un punto di partenza significativo per lo sviluppo di nuovi tipi di strumenti contro il cancro, con l’obiettivo di riattivare i geni positivi bloccati e di inibire invece quelli che hanno effetti negativi.

Negli ultimi anni i ricercatori si sono impegnati nell’isolamento di sostanze che possano essere utilizzate come inibitori, per esempio contro gli enzimi modificatori (DNA-metiltransferasi) che sono coinvolti nel silenziamento dei geni protettivi. Si cercano anche sostanze che possano essere efficaci contro le deacetilasi degli istoni, gli enzimi che “smontano” i gruppi acetilici dagli istoni, aumentano l’impaccamento del DNA e alla fine contribuiscono a rendere difficilmente leggibili le informazioni del genoma.

Si cercano in particolare farmaci a effetto epigenetico per la leucemia, per alcune forme di tumori del sistema linfatico e per le sindromi mielodisplasiche, anomalie delle cellule del midollo che possono trasformarsi in una leucemia acuta.

La ricerca qui è ancora agli inizi, e la probabilità di riuscire a sviluppare una terapia antitumorale che funzioni esclusivamente sulla base di sostanze con effetti epigenetici è, almeno per ora, molto ridotta. Gli esperti pensano piuttosto a terapie combinate fra antitumorali ad azione epigenetica sul DNA con altre terapie oncologiche – per esempio la chemioterapia – per rafforzare gli effetti di tutti questi trattamenti nella lotta contro le cellule tumorali e la loro proliferazione nell’organismo.

Non dobbiamo stare ad aspettare di poter contare su farmaci a effetto epigenetico in caso di tumore: la strada per l’applicazione pratica di queste sostanze è ancora troppo lontana. Ci resta comunque l’altra arma che è quella della prevenzione: agire sul peso corporeo e sull’alimentazione, compiere una regolarità attività fisica, ridurre al minimo i generi alimentari dannosi, annullare lo stress negativo e cercare il rilassamento mediante piacevoli hobby e sedute di yoga e meditazione.

 

Articoli sull’alimentazione in oncologia

Dott. Ciaurelli Vita365: l’importanza dell’alimentazione in oncologia – Oncolife

https://www.oncolife.it/nutrizione-ed-integrazione/vita365-limportanza-dellalimentazione-in-oncologia/

Alimentazione durante la chemioterapia: cosa mangiare? – Oncolife

https://www.oncolife.it/nutrizione-ed-integrazione/alimentazione-la-chemioterapia-cosa-mangiare/

Tumori e alimentazione: i benefici della dieta mima digiuno – Oncolife

https://www.oncolife.it/nutrizione-ed-integrazione/tumori-e-alimentazione-i-benefici-della-dieta-mima-digiuno/

 

Fonti

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9526851/   (articolo sull’epigenetica e l’alimentazione antitumorale)

https://www.ausl.bologna.it/seztemi/alimentazione/alimentazione-in-terapia

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__i-buoni-geni-non-sono-un-caso-libro.php

https://www.iodonna.it/benessere/diete-alimentazione/2025/04/11/epigenetica-a-tavola-cosa-vuol-dire-e-quali-sono-i-cibi-che-influenzano-i-geni/

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